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Cibus Alius

I vegani bevono il vino? Sì, ma ad una condizione…

16 05 2017 | Articolo di:

Il vino e i vegani: un accostamento apparentemente semplice ma, in realtà, non del tutto scontato.

Come è noto, sono sempre di più gli individui che, in tendenza con la riscoperta di stili di vita più in armonia con la natura e l’ambiente, abbracciano la filosofia vegana.

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 Vegani e vegetariani

A differenza del vegetarismo che, sostanzialmente, prende le mosse da un approccio salutista all’alimentazione e dalla avversione nei confronti dell’uccisione degli animali, il veganismo, in virtù di una visione che ripudia qualsiasi forma di sfruttamento, diretto o indiretto, di ogni forma di vita animale, si caratterizza per il suo radicale rifiuto di utilizzare qualsiasi prodotto, alimentare o meno, che abbia origini animali o che contenga tracce di sostanze da essi derivanti.

“La domanda – a questo punto – sorge spontanea”: allora i vegani possono tranquillamente bere il vino?

La risposta è sì, ma non è un sì incondizionato.

Tutti sappiamo che il vino è il prodotto della spremitura dell’uva e, quindi, di chiara origine vegetale.

Oltretutto, sappiamo bene che, negli ultimi anni, si sono sempre più estese le superfici agricole destinate a coltivazioni di tipo biologico: un’agricoltura attenta alle esigenze dell’ambiente, alla salvaguardia degli ecosistemi e delle biodiversità e, soprattutto, alla tutela della salute dei consumatori.

Per i vegani non basta il biologico

Tuttavia, dalla vigna alla bottiglia, il processo di produzione del vino attraversa varie fasi di lavorazione.

In particolare, qualche settimana prima dell’imbottigliamento, il vino viene sottoposto ad un processo che mira a renderlo più chiaro e limpido, si tratta, appunto, della chiarificazione.

Ed è proprio in questa fase che si presenta l’inghippo per i vegani.

Per dargli un aspetto limpido, al vino vengono aggiunte sostanze (albumina d’uovo, gelatina animale, colla di pesce o caseina) che, depositandosi sul fondo, favoriscono la precipitazione dei componenti in sospensione, in particolare i tannini, senza alterare il sapore, i profumi e gli aromi del vino.

Depositatesi sul fondo, queste sostanze di palese origine animale vengono rimosse prima dell’imbottigliamento. Tuttavia, non è possibile escludere che minuscole tracce di esse rimangano in sospensione nel vino e questo, per la filosofia vegana, è un dubbio intollerabile.

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 Quindi, i vegani bevono il vino torbido?

Non esattamente.

Da alcuni anni, diverse aziende, stanno affinando tecniche per produrre vino vegano al 100% “animal free”, cercando, comunque, di mantenere uno standard qualitativo di un certo livello.

Per la verità, tecniche di chiarificazione senza l’uso di additivi sono già esistenti, basti pensare alla tecnica della chiarificazione a freddo o a quella dei travasi e filtraggi periodici. Queste tecniche, però, sono molto più dispendiose e costringono il vino ad essere sottoposto ad un percorso di affinamento molto più tortuoso.

Ma come possono fare i vegani a riconoscere il loro vino?

Il titolo di “vino vegano”, per la verità, attualmente non è regolamentato da alcuna normativa né a livello nazionale né a livello europeo e, pertanto, non essendovi alcun disciplinare che ne garantisca la certificazione, questo prodotto è soggetto alle normali disposizioni in materia di etichettatura.

La presenza dell’indicazione “vino vegano” in etichetta, quindi, rientra tra le informazioni facoltative fornite dal produttore, informazioni che devono genericamente corrispondere a criteri di veridicità, non ingannevolezza e oggettività.

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Per giunta, l’attestazione di conformità del vino vegano è resa più complicata dal fatto che, in generale, per i vegani, non soltanto i prodotti devono essere totalmente esenti da tracce animali, ma anche tutto il processo produttivo e commerciale, compreso il confezionamento e il packaging, non deve aver comportato una qualsiasi forma di sfruttamento o utilizzo di animali o loro derivati.

Per i vegani, dunque, avere la certezza di consumare un vino perfettamente aderente alla loro filosofia è un tantino complicato anche se, sul mercato, esistono alcuni marchi privati, come “Qualità Vegetariana Vegan”, che identificano la qualità “vegan”  con l’apposizione del marchio sulle bottiglie.

Salvatore Faliero©Cibusalius

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