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Il codice fiscale delle uova

28 02 2017 | Articolo di: ,

Anche le uova hanno il codice fiscale? Sostanzialmente sì.

La sequenza di numeri e lettere che troviamo stampata sul guscio di questo utilizzatissimo alimento, altro non è che la carta d’identità dell’uovo che ci accingiamo ad acquistare. In pratica è il “codice di tracciabilità” che ci consente di conoscere il tipo di allevamento da cui provengono le uova, il paese di origine, la provincia e il comune di allevamento.

In Italia vengono consumate 12 miliardi di uova ogni anno

Nel Bel Paese vengono consumate uova per lo più per la preparazione di alimenti come pasta, dolci, biscotti e in parte destinate al consumo diretto, ovvero le uova di categoria A, meglio conosciute come “uova fresche”.

Innanzitutto, va precisato che le uova classificate come fresche (quindi Categoria A) devono possedere le seguenti caratteristiche:

  • guscio e cuticola: normali, puliti, intatti;
  • camera d’aria: altezza non superiore a 6 mm, immobile; tuttavia, per le uova commercializzate con la dicitura «extra», l’altezza non deve superare i 4 mm;
  • albume: chiaro, limpido, di consistenza gelatinosa, esente da corpi estranei di qualsiasi natura;
  • tuorlo: visibile alla speratura soltanto come ombratura, senza contorno apparente, che non si allontani sensibilmente dal centro dell’uovo in caso di rotazione di questo, esente da corpi estranei di qualsiasi natura;
  • germe: sviluppo impercettibile;
  • odore: assenza di odori estranei.

uova 2

 

Come dicevamo, quindi, le uova fresche devono riportare stampato sul guscio il codice di tracciabilità, una sorta di etichetta che ci fornisce tutte le necessarie informazioni sul prodotto acquistato. E’ opportuno, allora, andare a vedere che cosa, in sostanza, è riportato nell’etichetta:

La prima cifra ci informa sul tipo di allevamento da cui provengono le uova:

  • “0” : Uova da agricoltura biologica: l’allevamento utilizza mangimi e foraggi provenienti da agricoltura biologica (prodotti senza l’utilizzo di concimi chimici di sintesi e prodotti fitosanitari), integrabili fino al 20% con prodotti tradizionali. Gli animali sono in grado di razzolare liberamente all’aperto.
  • “1” : Uova da allevamento all’aperto: gli animali possono girare liberi per una parte della giornata, deponendo le uova nei pagliericci oppure sul terreno loro adibito in un ambiente esterno.
  • “2” : Uova da allevamento a terra: le galline si muovono in un ambiente chiuso, generalmente grandi capannoni, e depongono le uova a terra, sulla lettiera o nei nidi, il termine potrebbe essere fuorviante però. Le galline vivono infatti a livelli di affollamento tale per cui il movimento e soprattutto il benessere sono limitati.
  • “3”: Uova da allevamento in gabbia: gli animali non hanno libertà di movimento, trascorrono la loro vita e depongono le uova in gabbie. Le uova deposte vengono convogliate ai macchinari di confezionamento mediante un nastro trasportatore, che passa al di sotto delle gabbie. Dal 1° gennaio 2012 in tutta Europa è vietato allevare le galline ovaiole in batteria e sono consentiti esclusivamente sistemi alternativi, come le gabbie modificate o arricchite, cioè con uno spazio minimo di 750 cmq per gallina (di cui 600 cmq utilizzabili) con posatoio, lettiera e nido.

Segue la sigla dello stato membro, che ci dice da dove arriva l’uovo. Ad esempio, troveremo IT per origine italiana (a tal proposito, è bene sottolineare che l’Italia è un paese esportatore di uova, quindi le uova comprate in Italia, salvo possibili rarissime eccezioni, sono prodotte nel nostro paese).

Troviamo poi il comune e la provincia di allevamento. Se per la provincia la sigla è di facile lettura, per il comune bisogna invece sapere che il numero stampato sul guscio è il codice ISTAT.

Le ultime tre cifre identificano il luogo e il nome dell’allevamento da cui le nostre uova provengono. Questo codice è assegnato dalle ASL. Esiste infatti un’anagrafe informatizzata delle aziende avicole.

Sulla confezione, poi, oltre alle suddette informazioni,  potreste leggere anche la categoria a cui appartengono. Oltre alle uova fresche che generalmente consumiamo e che, come già detto, appartengono alla categoria A, vi sono quelle utilizzate per lavorazioni industriali che fanno parte della categoria B e C. Il produttore inoltre può comunicare attraverso la confezione il sistema di allevamento, la data di consumo preferibile, il numero di uova confezionate, il peso, il nome e la ragione sociale dell’azienda produttrice, le modalità di conservazione e il sistema di allevamento delle uova.

Per concludere, è interessante sapere che le uova fresche vengono classificate secondo il peso:

XL – grandissime: 73 g e più

L – grandi: tra i 63 e i 73 g

M – medie:  dai 53 ai 63 g

S – piccole: meno di 52 g

In definitiva, sia che siate tra quelli che preferiscono la “gallina domani”, sia che propendiate per “l’uovo oggi”, non dimenticate di controllare l’etichettatura al momento dell’acquisto del vostro prodotto.

 

Salvatore Faliero©Cibus alius

Credits/Links: Codacons Piemonte

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