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Cibus Alius

Tutti i cereali sono una sana abitudine? Forse no!

14 02 2017 | Articolo di:

Sorpresa… ma non troppo. Come spesso accade, ci preoccupiamo di andare alla ricerca di cibi e diete che dovrebbero garantire una alimentazione più sana e corretta, salvo poi scoprire che i prodotti che stiamo utilizzando nascondono insidie che, quanto meno, annullano i benefici che avremmo pensato di ricavare.

E’ il caso di un test che ha suscitato molto clamore soprattutto in Francia, condotto da Générations Futures, una ONG francese specializzata in pesticidi, ambiente e rischi sanitari. Ad essere messi alla berlina, sono stati i maggiori produttori mondiali di Muesli: Kellogg, Nestlè, Jordan, label Auchan, Leclerc e Carrefour.

Nei laboratori, sono stati analizzati 15 muesli tradizionali e 5 biologici, tutti valutati per verificare la presenza di pesticidi e l’effetto che questi possono indurre come perturbatori endocrini, cioè la capacità di alterare il sistema ormonale di chi li assume. In particolare, Générations Futures ha rivolto l’attenzione dei consumatori verso quei muesli che contengono frutta.

Il test ha prodotto esiti a dir poco ”stupefacenti”: in primo luogo, tutti i muesli non biologici analizzati hanno fatto rilevare la presenza di pesticidi, mentre quelli bio sono risultati del tutto esenti da tracce di fitofarmaci. Come se non bastasse, nei 15 campioni non bio sono stati rintracciati 141 residui diversi e, 81 di questi, sono stati classificati come potenziali perturbatori endocrini.

La molecola più rilevata è il pirimetanil, presente in tutti i campioni non biologici analizzati. Questo principio è un fungicida utilizzato in viticoltura e, negli Stati Uniti, è classificato come “possibile cancerogeno”.

Più nel dettaglio, nella tabella seguente sono riportati i risultati riferiti alle analisi sui campioni delle marche diffuse anche in Italia.

Nel rendere noti i risultati dello studio, Générations Futures specifica che, a norma di legge, la “dose giornaliera ammissibile” (calcolando un consumo di muesli pari 50-100 grammi al giorno) non viene mai superata nelle misurazioni.

Tuttavia, quello che non può essere sottovalutato è l’effetto dell’accumulo di questi residui nell’organismo nel medio-lungo periodo e, per dare un’idea della preoccupante gravità del fenomeno, gli autori della ricerca spiegano che la concentrazione media di residui riscontrati nei campioni analizzati è stata di 0,177 mg/kg, cioè 354 volte superiore a quella ammissibile nell’acqua potabile.

Salvatore Faliero©Cibus alius

Credits/Link:generations-futures.fr.Image:Pixabay, Cibusalius

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