LOADING...

Cibus Alius

Etichette alimentari: troppo facile a parole

19 09 2017 | Articolo di:

Quante volte ci è capitato di andare a fare spesa e soffermarci nella lettura, sulle etichette dei prodotti, della descrizione, provenienza e lavorazione di ciò che stiamo andando ad acquistare, scegliendo magari in base al fatto che quest’ultimo fosse “naturale”, “artigianale”, “100%…”.

Bene, spesso queste paroline magiche sono usate in modo improprio ed è bene imparare a leggere meglio.

La scelta di un prodotto da mettere in tavola non è poi così semplice come può sembrare al giorno d’oggi. Rimaniamo fedeli ad un marchio perché sinonimo di qualità e fiducia acquisita ai nostri occhi negli anni o confrontiamo, sapendo che spesso più marchi fanno capo ad un’unica impresa produttrice? Ci facciamo guidare dalla convenienza sul prezzo o investiamo a spron battuto sulla qualità a caro prezzo?

Sono tanti i quesiti che ci poniamo nella scelta di un prodotto, soprattutto se si tratta di alimentazione.

L’etichetta nel corso degli anni ha acquisito un ruolo fondamentale nell’aiutare il consumatore ad essere informato e consapevole di ciò che mette in tavola. Ma siamo davvero sicuri di essere in grado di leggere un’etichetta?

Parliamo di alcune paroline che cavalcano la trasparenza informativa e traggono in inganno.

Ad esempio, “naturale” essendo una parola non ancora limitata nell’utilizzo in termini legislativi, viene utilizzata in maniera non consona alla sua natura – concedetemi il gioco di parole. Nonostante la rassicurazione emotiva, in questi casi, al 99% sono presenti anche additivi ed eccipienti che non hanno alcunché di naturale.

“Tradizionale” o “prodotto artigianale” nell’immaginario del consumatore si rievoca magari la nonna e le sue magiche tecniche culinarie a noi tanto a cuore, ma spesso non c’è niente di più lontano.

E ancora “prodotto a base di…”, “preparato di…”, “al sapore di…” tutte espressioni relative all’effettiva quantità di prodotto principale che è già scarsa nella prima dicitura e va rarizzandosi nelle successive due.

Stessa cosa dicasi quanto troviamo “nettare” piuttosto che “marinato”: prendiamo coscienza che gran parte del contenuto è acqua.

E dulcis infundo abbiamo “italiano”, termine per il quale è sempre bene capire se il prodotto in questione ha effettivamente le materie prime prodotte in Italia, se è stato prodotto in Italia o semplicemente confezionato in Italia.

In termini di cibo ed etichette, dobbiamo ancora imparare a leggere!

Ilaria Mangieri©Cibusalius

Commenti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi